Posizionamento di protesi peniene

La protesi peniena

è un dispositivo medico che si impianta mediante procedura chirurgica in pazienti con deficit erettile di tipo organico, di diversa origine, non suscettibile di terapia farmacologica. Le protesi possono essere inoltre utilizzate per correggere anomalie congenite o acquisite del pene, quali deviazioni o malattia di La Peyronie.
Il posizionamento di protesi peniene non modifica lo stato di turgore del glande, la sensibilità peniena e l’orgasmo, che pertanto rimangono immodificati dall’intervento chirurgico.
I dispositivi possono essere suddivisi, sulla base dei criteri costruttivi e di funzionamento, in due grandi categorie: non idraulici e idraulici.
Le protesi idrauliche si suddividono in base al criterio di progettazione e realizzazione del meccanismo di gonfiaggio in modelli a due componenti o a tre componenti.
Le prime sono composte da due cilindri gonfiabili che si inseriscono all’interno dei due corpi cavernosi e da una pompa serbatoio sistemata nello scroto. Le tricomponenti hanno in più un serbatoio più grande che si inserisce nell’addome, nello spazio pre-vescicale. Queste ultime sono da preferirsi poichè offrono il miglior risultato sia dal punto di vista estetico che funzionale. Nelle protesi idrauliche sia bi che tri componenti, l’erezione meccanica avviene mediante l’attivazione della pompetta, posta nello scroto, che convoglia il liquido (soluzione fisiologica) dal serbatoio nei cilindri posti nei due corpi cavernosi, che quindi si irrigidiscono e tali rimangono fino alla loro detumenescenza attivata schiacciando una microvalvola posta sulla pompa stessa.
L’intervento chirurgico, tecnicamente non impegnativo, è condotto in anestesia spinale o generale, e necessita di una notte di degenza. Al mattino successivo verrà rimosso il catetere urinario ed eseguita la medicazione, alla quale seguirà la dimissione. Dopo tre giorni di riposo, sarà possibile riprendere le quotidiane attività, evitando di eseguire sforzi di qualunque entità per almeno tre settimane. Il dolore post-operatorio è contenuto, e comunque ridotto dall’aiuto di farmaci ad azione antiflogistica e antalgica. Le complicanze principali sono le infezioni di protesi, i guasti meccanici, la disuria, il malfunzionamento, l’aneiaculazione, i disturbi di sensibilità, il dolore e la lussazione dei componenti.


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Dott. Eligio Vannozzi - Iscritto all' albo dei medici-chirurghi di Roma al n°50056